BLOGFOOLK: Imprints / Texture Syndicate

Il 2018 è stato un anno molto ricco di progetti interessanti per il compositore, sound artist e produttore olandese Michel Banabila. Vi abbiamo già parlato di lui in altre occasioni, la recente pubblicazione dell’ottimo “Imprints” ci da l’ulteriore opportunità di approfondirne la conoscenza. Nelle sette tracce dell’album pubblicato per la personale Tapu Records, Michel prosegue una personale ricerca sonora inaugurata nel lontano 1983... Musicista sensibile e raffinato “scultore del suono”, qui Banabila riesce a fondere sperimentazione elettronica, world music e ambient con estrema naturalezza. “L’intero progetto è stato ispirato da un particolare suono prodotto dal mio synth Tyrell N6 e da alcuni campionamenti di vecchi vinili che stavo “torturando” sul mio giradischi”, mi ha raccontato Michel. Da sempre interessato al rapporto tra suono e immagine, parte integrante del suo percorso creativo, ha deciso di intitolare l’album “Imprints” (impronte) affascinato dai dettagli di alcune fotografie di stampe osservati attraverso un obiettivo macro. “Imprints” trasforma in musica questo processo di svelamento ed è inoltre un riferimento alle “impronte sonore” tratte dai vecchi vinili ed utilizzate per la composizione dei pezzi. Sempre guidato da questa idea, con il contributo del musicista Rutger Zuydervelt aka Machinefabriek, Michel ha realizzato la curiosa copertina del disco scansionando caratteri da una vecchia lettera inviatagli da Tokyo nei lontani anni ottanta. Registrato a Rotterdam nell’ottobre del 2018 e pubblicato l’11 dicembre, “Imprints” si avvale della partecipazione di Cok van Vuuren alla chitarra elettrica in due brani (“Micro Miracles”, “Serendipity”) e del collaboratore di lunga data Oene van Geel alla viola e al violino di Stroh che possiamo ascoltare nella parte iniziale della splendida “A Sense Of Place”. Banabila ha appositamente abbassato di un’ ottava l’intera sezione improvvisata di violino nel pezzo, al fine di ottenere un suono più grave e caratteristico. In definitiva, “Imprints” è un album molto evocativo, un affascinate viaggio acustico capace di trasportare l’ascoltatore “dentro” i brani che si trasformano quasi in veri e propri luoghi da scoprire ed esplorare. Potete reperirlo solo in formato digitale direttamente sulla pagina Bandcamp dell’artista: https://banabila.bandcamp.com/album/imprints Segnaliamo inoltre anche l’uscita quasi contemporanea di “Texture Syndicate” un altro progetto disponibile in digitale (sempre sulla pagina Bandcamp dell’artista) che include il remix di un brano firmato da Michel e dal chitarrista Willem Cramer e alcune nuove tracce realizzate con la collaborazione di Oene Van Geel alla viola e Salar Asid al violino che mescolano efficacemente le sonorità acustiche degli archi e la caratteristica chitarra elettrica (con Ebow) di Cramer. Buon Ascolto! (Marco)  http://www.blogfoolk.com/2018/12/michel-banabila-imprints-tapu-records.html